Sono dieci cartelle: che faccio, lascio?

Un recente fatto editoriale, avvenuto sulle pagine di Fumettologica e passato per la verità piuttosto in sordina mi fornisce lo spunto per parlare nel dettaglio di un tema controverso. Spesso non ci badiamo, ma quanto dovrebbe “essere lungo” un articolo divulgativo? È bene includere i dettagli? O è meglio dare un senso generale fin da subito? Il fatto in questione, che ha suscitato in me tutte queste domande, è per la verità un po’ datato: è un’analisi critica di Francesco Boille, esperto di cinema e fumetti per Internazionale, new entry del network di Matteo Stefanelli, curatore di una rubrica molto retrò. Una piccola column.

Con quell’ultimo pezzo, Boille battezzava una sezione del sito inedita; un’area di critica estremamente specifica ai modi di “fare fumetto”, focalizzandosi sul disegno. Un metodo analitico curioso e all’avanguardia, capace di scomodare oltre ai temi canonici, tutta una serie di nozioni, aspetti storici, parallelismi, e raffronti artistici che arricchiscono la visione d’insieme e stimolano del nuovo pensiero critico anche nella mente degli avventizi. (E pur con grande presa di coscienza politica.) Al netto di simili premesse, tuttavia, Boille non centra del tutto l’obiettivo. La mole e la pesantezza del testo infatti si rendono complici di una scarsa comunicabilità di fondo, ostacolando la lettura anche a chi già ne sa e vorrebbe solo confrontarsi con un punto di vista del web. Abbondano le note, i dettagli non si contano e sono pure maniacali. Quello che sembra in apertura un bello spunto critico di divulgazione, saturo com’è di glosse, cela in realtà una scarsa capacità di fruizione. Perde molta della sua lucentezza. E finisce col rendersi buio, inutilmente contorto, proprio per la scarsa fluidità.

Intendiamoci. Dal punto di vista critico l’articolo rappresenta una vera rarità per il fumetto-mondo su internet. Una simile costanza analitica la si ritrova, al massimo, in una qualche realtà periferica, nettamente ombelicale rispetto a un colosso “mainstream” come Fumettologica. Che quindi pubblicandolo si è preso carico di numerosi rischi, a cominciare da quello percettivo: cosa avrà pensato il lettore medio della testata? C’è una rivoluzione editoriale in vista? O si tratta del solito scritto divulgativo inutilmente prolisso?

banner-maltese

Nel dubbio mi sono informato e ho scoperto, dialogando con un articolista di Fumettologica, che in origine la prova di Boille era destinata a un progetto di natura cartacea non telematica e che per essere pubblicata sul sito ha dovuto affrontare un arduo processo di ‘editing’ in un tempo tutt’altro che ristretto. Il problema andava quindi chiarendosi, ma rimanevano alcuni interrogativi: ad esempio, perché reclamizzare un articolo senza averne specificato l’utilizzo? I lettori non resterebbero confusi? E perché etichettarla come nuova rubrica se si trattava soltanto di una riflessione peregrina? Forse per rimediare all’errore, o magari, mi suggerisce l’articolista, il pezzo non era pronto per il cartaceo e il suo autore voleva che uscisse a breve. Ma sono solo supposizioni.

La vicenda mi ha fatto ripensare a un vecchio post di Harry ‘Naybors’, sul blog apocrifo harrydice.blogspot in cui, non senza una malcelata ironia, Guglielmo Nigro si chiedeva se in Italia mancasse un nuovo sito di critica sul fumetto. A chi potesse servire: se agli editori, ai fumettisti, ai lettori… o magari proprio ai critici, forti dell’idea che la “critica” sia anche -e soprattutto, scrive Nigro- una prassi, il cui scopo fondamentale è ritornare alle persone, favorire un contatto umano ancorché commerciale, assistere-consigliare, magari incentivare. Ed è strano pensare che giusto da questi stimoli 2 anni dopo sia nata Fumettologica. Il primo network che a differenza dei precedenti, quali LoSB e Badtaste, pone al centro il “fumetto-mondo” di autori, critici e industria ma in modo del tutto verticale, ospitando scritti di fumettologi autorevoli e semplici stagisti, dando voce agli autori come anche a certe pagine FB, diramando notizie in anticipo e aggiornandosi di continuo. Ma sempre nel vincolo di una narrazione unica. Un’idea pure politica se si vuole che non vietava di schierarsi editorialmente, ma al contrario stimolava un certo dibattito interno al sistema. Parlava male di ciò che lo meritava senza mai strizzare l’occhio a nessuno, pur mettendosi nei panni e dell’autore e del lettore, provando a giungere a un compromesso.

È forse cambiato qualcosa in questi ultimi cinque anni? No, non direi. Il livello di approfondimento critico è ancora elevato e le notizie vengono diramate col giusto anticipo sulla concorrenza persino meglio di un tempo. Se il contenuto resta critico, che dire del contenitore? Potrebbe aver intrapreso una strada a sé oppure essersi mosso in parallelo. Come lo definiremmo noi oggi un template dall’offerta così vasta e stuzzicante? Riflettiamoci un istante: Fumettologica è certo un sito di critica, ma non fa della critica il suo punto di forza. Mantiene il presupposto di Nigro, quello per cui la critica sia una prassi, ma lo declina in moltissime nuove forme: focus crossmediali, domande agli interessati, gran parte degli addetti stampa retribuiti. Ciò che ora esercita Fumettologica non è più un atteggiamento critico verso il fumetto, ma una visione giornalistica del suo ambiente. Una narrazione politica e per la prima volta multi-fruibile, nel mezzo della quale a maggior ragione articoli come quello di Boille “stridono” per principio. Sono troppo ingannevoli, nella loro scarsa fruibilità. Rischiano di svalorizzare il lettore, espellendolo dal target di un sito che non ne ha mai avuto uno, ricco com’è di contenuti, punti di vista ed espressioni.

Nel (provare a) leggere questo articolo incriminato mi è tornato alla mente un altro post, questa volta più recente in cui Simone Rastelli si riferiva alla critica come a una duplice occasione: far conoscere in breve tempo e gettare le basi, simultaneamente, per uno studio approfondito, mediante il dialogo online. Il centro del dibattito non è più “per chi” ma “che cosa” e “come lo scrivo”. Opto per un taglio ricercato e autoreferenziale o mi concentro di più sul lettore? I miei articoli devono poter essere dibattuti o devono essere definitivi? LoSB a differenza di Fumettologica è fisicamente aperto al dialogo: può contare su un efficacissimo pulsante “commenta” in fondo alle pagine -molto poco cliccato peraltro- e ogni giorno molti elaborati rimbalzano nelle bacheche più attive e trafficate della rete. Fumettologica non nasce con lo stesso obiettivo ma con il tempo ha saputo reinventarsi: ha riorganizzato la sostanza, e ha guardato ad altri territori, sia nostrani che stranieri.

Questo le consente di mantenere un approccio ibrido, a metà tra l’idea critica di una prassi -tipicamente commerciale- e la volontà di generare dibattito. Il pensiero di Nigro e quello di Rastelli sono chiamati a convivere, ma nessuno stabilisce un limite alla lunghezza degli articoli. In questo Fumettologica si è sempre dimostrata molto flessibile, pubblicando articoli sia lunghi che brevi, ma in generale nel solco di una certa coerenza. Gli scritti più corposi, infatti, erano molto spesso di infotainment, non di critica vera e propria, e perciò si prestavano più facilmente ad essere letti ovunque e da chiunque.