Di fumetto (povero), in radio

In leggero ritardo ho recuperato e ascoltato le prime due puntate di ‘Podcast Povero’, trasmissione radiofonica sul fumetto, condotta da Marco La Fratta e Vanessa Maran, ossia il Mecenate Povero, reperibile ogni due settimane sulla piattaforma Querty e scaricabile sul sito spreaker.it. Marco e Vanessa, come forse saprete, non sono due appassionati qualsiasi: sono degli ‘impallinati’ di fumetto; con alcune caratteristiche radiofonicamente utili: parlantina fluida, grande affiatamento e cultura fumettologica molto vasta riguardo al mondo dell’editoria indipendente. Il loro sito, mecenatepovero.it, contiene infatti un tale carico di contenuti, materiale biografico e novità, da far impallidire i più attempati archivisti della Biblioteca del Congresso e la trasmissione suddetta vorrebbe esserne un ideale upgrade. Il luogo perfetto per ospitare interviste, commenti, opinioni del pubblico e degli esperti, ma anche per imbastire una seria narrazione divulgativa che manca in effetti ai grandi siti mainstream di approfondimento, quando si parla di autoprodotto. [.] Sarà anche per questo che il loro impallinamento non soffoca la conversazione, e pur non facendone dei conduttori, ne fa sicuramente due efficaci affabulatori.

Un punto a sfavore del podcast sono però le interviste -specie nella scansione delle domande- che Maran e La Fratta pare conducano col pilota automatico, lasciando troppo campo aperto all’ospite, e anzi, quasi facendogli presentare l’intera puntata. Davvero una pecca evitabile, non solo perché compromette i toni dell’ascolto -intrattenimento ridotto al lumicino-, ma anche perché non fa emergere, degli invitati, i gusti e la personalità, trattandoli come semplici conferenzieri. Certo, la presenza come ospite di Francesco Ciaponi nel primo episodio dev’essere stata di aiuto. Su di lui si può contare, quando si desidera discutere di fumetto con sentimento e competenza. Ho proprio apprezzato, a onor del vero, le parole con cui Ciaponi è riuscito a descrivere l’impossibilità di costruire un nuovo fronte comune di editoria underground in Italia, causa l’influenza dei social e il sopraggiungere di quell’individualismo di massa ben argomentato da Baricco nel suo ultimo saggio, e qui in parte ripreso -credo- involontariamente. Orizzontalità di allora e verticalità attuale: il piacere tutto sessantottino di un approccio condiviso all’esperienza editoriale -addirittura portato all’estremo in certe circostanze, leggasi: redazione di Re Nudo adibita a comune– in opposizione a una logica settoriale che determina un brulichìo di narrazioni singolarmente fruibili, e a chilometri di distanza. Ciaponi citava autori come Max Capa, non Andrea Pazienza. Ma il ragionamento mi è parso ben più che azzeccato: se a parlare è l’esperto più punk dell’editoria indie del paese, beh, siamo di fronte a un buon esempio paradossale per riflettere sulla differenza tra ‘posso farlo’ del Sessantotto e ‘me lo faccio da me’ degli anni di piombo. Concetti ben diversi tra loro, malgrado le fanzine li abbiano praticati -a volte per fortuna, a volte purtroppo- entrambi.

C’è infine un altro motivo per parlare di Podcast Povero. Fino a pochi anni fa il fumetto era sostanzialmente assente dalla radiofonia italiana e in particolare dall’infotainment radiofonico. Qualche realtà importante era patrocinata dal canale Rai Radio3 -tipo Fahrenheit– ma altre prescindevano dalle frequenze nazionali. Pochi sanno che dal 2006 al ’10 anche Andrea Antonazzo ha curato un podcast di critica da autodidatta -e con un nome decisamente impegnativo sulle spalle, Il Garage Ermetico-, prima ancora che piattaforme come Spotify o Spreaker colonizzassero l’etere. Radio Kairos, l’emittente che l’ha supportato è stata fra le prime ad intuire che forse, promuovendo le puntate online una volta trasmesse, gli ascoltatori sarebbero potuti aumentare a dismisura anche malgrado il tema, allora non certo popolare come oggi, del fumetto d’autore.

Un’intuizione semplicissima. Sulla quale oggi, però, si basano le statistiche di Tizzoni d’Inferno -2012-, Buona China -2016- Duluth -2018- il recentissimo e interessante Bussola di Carta -germinato nel giugno di quest’anno- e lo stesso Podcast Povero, che dal confronto coi predecessori -alcuni dei quali parecchio influenti sull’impatto culturale del fumetto in Italia- esce forse ‘leggermente’ penalizzato sotto certi aspetti, ma visibilmente ‘rinforzato’ dal punto di vista della coerenza con gli intenti di base -dei conduttori e della piattaforma che li sta ospitando. I tempi cambiano, come al solito. Da Radio3 a Querty, i casi che vi ho esposto non sono più limitati dalla ‘frequenza’ dell’offerta, in quanto la regolarità degli appuntamenti, applicata su trasmissioni sempre diverse e in costante escalation, è tale da colmare quei vuoti che si creano tra una puntata e l’altra di ogni singolo programma radio. Non c’è settimana insomma, in cui non venga caricato su Spreaker un file audio che ha per argomento il fumetto: non necessariamente uno in particolare, anche un autore, un disegnatore, un elemento culturale peculiare e utile alla sua diffusione locale.

Proprio come la stampa periodica, anche la radio ha recuperato ingenti quote di attenzione verso il fumetto. Il confronto con gli USA o con la Francia in tal senso non ci sembra più così impari. Da sempre France Culture dedica molto spazio al fumetto, e non è certo l’unica se consideriamo l’interesse nutrito da France Inter e -soprattutto- France Info, che da circa trent’anni assegna il prix de la Bande dessinée d’actualité et reportage, sempre per merito di una giuria preparata. Ora che il Governo francese ha dato il via al progetto ‘BD2020‘ -la cui ambiziosa finalità è rendere il 2020 un anno dedicato al ‘fumetto’ in tutti i territori e per tutto il pubblico- sarà interessante capire se, oltre che per le mostre e le conferenze, verrà stanziato qualche fondo anche per la diffusione radio, che mai come in questi anni si sta assestando, oltralpe, dopo il boom di metà anni 2010. Forse qui in Italia un piccolo povero podcast come quello del Mecenate dovrebbe ricordarci un tema più importante. E cioè che la radio, da indicatore sottovalutato della visibilità sociale, è diventato un mezzo ancora più accessibile, online. Il podcasting, mezzo a noi sconosciuto già solo cinque anni fa, ha saputo impostare un chiaro linguaggio fin da subito, mettendo al centro il contenuto. La sua pervasività, gratuità e facilità di fruizione si sono dimostrate risorse strategiche cui il fumetto -anzi: i critici e gli appassionati- hanno fatto ricorso, senza bussare alle porte delle grandi emittenti; soltanto contando sulle proprie forze, nella maggiore. Sta a noi decidere cosa è meglio per il fumetto. La radio è un mezzo percorribile, ma che tipo di contenuto ci aspetteremmo di trovare? Le ardite riflessioni di un nerd alle prime armi? O i ragionamenti maturi di un critico navigato?

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2 pensieri riguardo “Di fumetto (povero), in radio

  1. Ciao Emanuele, credo di leggerti per la prima volta, sono “uno nuovo” (anche) qui, ma grazie di aver parlato di Podcast Povero e del Mecenate Povero e di averli usati come spunto di riflessione.
    Sinceramente sono più che concorde con te, specie sugli aspetti “critici” nei confronti del podcat e mi ha stuzzicato la riflessione generale richiamata dalle domande finali. E ammetto in tutta tranquillità che Podcast Povero è l’ennesino dei nostri esperimenti maldestri da completi neofiti/inesperti del mezzo e inesperti di conduzione. È un primo passo, un qualcosa che è diventato “strutturato” (nel percorso che abbiamo costruito con le puntate, quelle uscite e quelle che usciranno) un po’ frettolosamente ma che sì, è molto carente lato nostro. La parte davvero interessante del nostro Podcast è sì il contenuto dell’autore o dell’appassionato che di volta in volta andiamo a trovare e sì è una chiacchera non strutturata e che perde un po’ di intrattenimento.
    Ma è quello che volevamo fare (non sapendo se fosse bene o male): fare una chiaccherata in tranquillità con l’ospite, lasciare che sia un mix di concetti, punti di vista e riflessioni un po’ aperte. Forse troppo ed è qui che concordo con te e anzi ti confermo: noi andiamo un po’ col pilota automatico, o meglio, con uno schemino, magari andassimo col pilota automatico, mi sentirei un genio a fare le cose senza pensarci! Invece noi ci lasciamo un po’ incantare/affascianre da quello che ci raccontano e poi cerchiamo di riprendere la parola maldestramente.
    Comunque sì, abbiamo molto da lavorare lato nostro e io credo che negli ultimi episodi che abbiamo registrato (il 3 che uscirà a gennaio per esempio – non li abbiamo registrati in ordine) un po’ si sentirà, spero, un miglioramento da parte nostra. Sempre coi classici divagamenti e chiaccherate “a caso” certo.
    Ma credo che, in parte sia giusto così e qui mi ricollego alle tue domande (in parte retoriche): a mio avviso è bene che ci siano entrambe le voci anzi tutte le voci possibili, così come è giusto ed è bene che ci sia l’autoproduzione, i collettivi che si strutturano un po’, la micro editoria indipendente, l’editore che un po’ se la sente e pensa di pubblicare il solo fumetto di qualità e l’editore “mainstream” o di massa diciamo. La pluralità di voci è ciò che da vera vita al tutto e credo sia bello e giusto così.
    Detto ciò spero comunque di migliorare come conduttore ma di migliorare comunque facendo, continuando l’avventura di Podcast Povero. Anche a fare i critici (in qualsiasi campo) si migliora facendolo oltre che, ovviamente, continuando ad informarsi e a ricevere stimoli.
    Ci si arricchisce, pezzo dopo pezzo e spero che anche Podcast Povero arrivi ad essere di ottima qualità, mantendendo comunque il suo mood, aperto e libero, più da chiacchera e meno da “intrattenimento”.
    Grazie mille ancora per l’articolo e per le tue preziose parole!

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    1. Ciao Marco, mi fa molto piacere che tu e Vanessa siate riusciti a leggere le mie impressioni e sono altrettanto contento che le abbiate comprese a fondo, senza fermarvi alla scorza della forma, forse eccessivamente ‘bacchettona’. Il podcast, come giustamente fai notare, è costruito su un gioco di chiacchiere e improvvisazione, ed è normale che non sempre risulti di grande intrattenimento. Come dicevo, il contenuto viene prima di tutto. Ma riflettevo sul fatto che voi foste tra i pochi -se non gli unici- a proporre un contenuto del genere sul web, specie in una simile forma, e mi interrogavo su quanto potesse fare bene al format una dose supplementare di “tainment”, al fine di una diffusione più vasta.

      Detta in altri termini. Secondo me state gestendo un’importante esclusiva. La qualità dei contenuti è già parecchio alta, perciò per migliorarvi potreste focalizzarvi sulle modalità dell’offerta, tentando di estendere il prodotto anche a chi di fumetto di solito non si cura (sempre nei limiti del grado di specificità del contenuto, ovviamente).

      Seguo con piacere la vostra avventura da parecchio tempo, malgrado ‘in sordina’, e ho potuto toccare con mano quanto siate migliorati anche solo nel giro di un anno, passando da YouTube a Querty. Ti assicuro che il paragone col pilota automatico è più che meritato, dato il vostro livello di conoscenze e la facilità con cui esse emergono. E’ tutta questione di esperienza e, per come la vedo io, siete decisamente condannati a migliorare. 😉

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