I disegni di Labadessa

Seguitissimo influencer, improvvisato cantautore, Mattia Labadessa è proprio un disegnatore coi fiocchi. Il successo culturale dei suoi lavori sul web spesso confinato al tono e all’attualità dei temi messi in gioco, non sarebbe cresciuto così esponenzialmente se lo stile grafico adottato per il suo attore feticcio -il celeberrimo, ormai, uccello col maglione giallo- non fosse via via mutato con gli anni. Quasi fosse un giornalista o un attento scrutatore della sfera sociale, Labadessa ha un talento visivo innegabile, e la sua abilità nel costruire scene e miti capaci di influenzare le masse -tanto da indurle ad esclamare anche per me è così!– è stata decisiva, e i milioni di fan sembrano dimostrarlo. Dal 2012 ad oggi, da quando cioè Labadessa ha cominciato a pubblicare illustrazioni sui social, le cose sono leggermente cambiate. Prendiamo 4 strisce, una ogni fase creativa, e giochiamoci un po’. All’inizio, nell’annata che porterà alla raccolta Le cose così, edita da Shockdom, il segno è molto diverso dallo stile odierno: molto più definito, con corpi slanciati e dettagli dai contorni accennati, assai minimal. Come ha scritto Sergio Ottaiano su Fumettologica, c’è una quasi totale oscurità sul suo background grafico e fumettistico. Il disegno è infatti impreciso e volutamente parziale, figlio di una controcultura underground che ci ha dato autori del calibro di Rincione e Spugna, e che solo di recente ha incontrato la benedizione popolare grazie a Zuzu. Per Labadessa il riferimento è alle algide geometrie di Riccardo Guasco, e al suo stilizzatissimo segno per svariati poster e locandineUno degli illustratori che amo maggiormente; una delle mie principali fonti d’ispirazione. [intervista]

labadessa-2015

Con la raccolta Mezza fetta di limone del 2017 avvengono diversi cambiamenti. I colori, un tempo uniformi, si fanno via via più sfumati, tanto che i bordi dei personaggi tendono a confluire nel giallo della vignetta. Sbucano dei dettagli quasi fossero dei piccoli easter egg: in questa sequenza ad esempio il libro che l’uccello tiene in mano reca l’immagine di un aereo in volo, che i fan possono identificare come simbolo dell’ansia e dell’onnipresente inquietudine di cui i disegni di Labadessa sono permeati. Anche il livello di antropomorfismo è più accentuato: i personaggi hanno dei risvolti umani evidenti e gli oggetti che li circondano -divano, libro e telecomando- paiono suggerire umanità, calore e schiettezza tipici del focolare domestico.

labadessa-2017

Nel corso del 2018 si consolida la collaborazione con Shockdom, per i cui tipi viene pubblicata la terza raccolta, Calata Capodichino. Qui si acuiscono la cura per la linea -sia nei contorni che nei dettagli- e la sensibilità di regia: in altre parole, grazie a un massiccio uso della tecnica del soggettivo, l’uomo-uccello può finalmente brillare di luce propria. Sui social, a differenza che in libreria, Labadessa sceglie di aggiungere ai suoi lavori un feeling più contemporaneo, fatto di texture più fini e di nuovo minimal. La metamorfosi del segno dovuta forse all’ausilio di una diversa piattaforma digitale per disegnare, infonde un tono tribale alla scena, in grado di scavare a fondo nella strutturata maturità dei personaggi, ora non più uomini-uccello ma idee, ben più impattanti, vane e sofisticate. A quanto pare però è un periodo destinato a durare poco. Dopo una fase sabbatica, alcuni mesi fa, lo stile di Labadessa è cambiato ancora, e a farne le spese sono stati i suoi personaggi di sempre. Con una sola differenza: le strisce, ora, vengono messe in scena in modo che in ogni vignetta compaia qualcosa di visivamente rilevante. Spesso, per dirne una, il penultimo dei sei riquadri, che crea la sospensione decisiva prima del finalino, è una silhouette. La costruzione della scena, totalmente opposta ai debutti, non prevede più la ripetizione di vignette simili sorrette dal testo, bensì rapidi cambi di punti di vista e di inquadratura. Dunque occhio: in attesa di capire dove lo porterà la inusuale sensibilità registica, non applaudiamo Labadessa per il solo fatto che sa come ci si ingrazia la folla, ma anche perché -l’ho già detto?- è proprio un disegnatore coi fiocchi.

labadessa-2019

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