Discovering Gipi oltreoceano

Il fatto: in America viene pubblicata la Terra dei Figli di Gipi. Il network The Comics Journal in un impeto di incredibile attenzione verso i nostri fumettisti pubblica una recensione tagliente e insidiosa, che più che analizzare l’opera si concentra sul metodo di lavoro dell’artista criticandone praticamente ogni aspetto.

A distanza di sei mesi dalla sua pubblicazione, muovo volentieri un paio di critiche a questo pezzo del The Comics Journal incentrato sulla prima pubblicazione negli USA di Land of the Sons, qui meglio noto con la sua traduzione letterale la Terra dei Figli.

Ricordo a tutti che la graphic novel di Gipi è stata pubblicata in Italia da Coconino Press nel 2016, presentata a Lucca ed encomiata dai migliori critici per l’urgenza dei temi trattati e per l’essenzialità del mezzo narrativo. Due fattori spesse volte presi in considerazione in America, ma che a quanto leggo non sono stati interpretati a dovere dai “progressisti” del Journal. In particolare, mi vorrei soffermare su due aspetti: la cecità e la sofistica con cui Austin Price ha stroncato l’opera. Se da un lato il pezzo trasuda di verità stilistiche circa il tratto abbozzato e la ripetitività di certe linee cinetiche (molto ben viste in lidi statunitensi), ciò che è stato realmente snobbato dal Journal è l’incapacità dell’artista di mettersi al servizio di una trama, perseguirla e giungere a determinate conclusioni fin dall’inizio del proprio percorso lavorativo. In altre parole, è stata presa in analisi l’approssimazione fumettistica di Gipi che, per quanto plausibile, non dovrebbe mai poter costituire un criterio di valutazione.

Ultimate le premesse, ecco alcune considerazioni.

1) Sull’equità dei due termini: graphic + novel

In primo luogo mi ha sconcertato la maniacalità purista dell’autore che nelle righe iniziali “bacchetta” Gipi per la maldestra epigrafe posta in avvio di romanzo, che recita: sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi libri di storia, ma dopo la fine nessun libro venne scritto più. Una frase banale, d’impatto se vogliamo, breve ed efficace al punto da contestualizzare il racconto, ma a quanto pare anche piuttosto incoerente. Per come la vede Price, il solo fatto che venga raccontata una storia preclude che vi sia almeno un libro a contenerla, ma non è così dal momento che il narratore è esterno e perfettamente in grado di reperire fonti ignote ai protagonisti. L’opinione critica di James Wood dunque non viene confutata, come sostiene scelleratamente Price, bensì elusa, aggirata da uno fra i più elementari pilastri della narratologia, quello del discussissimo “io-narrante/io-narrato”. E fin qui, nulla di eccezionale.

Il secondo fatto sul quale vorrei riflettere è invece di tipo contenutistico. Com’è noto, le recensioni statunitensi seguono un modello di analisi molto diverso dal nostro: la trama ad esempio non viene mai descritta esplicitamente, né si forniscono notizie circa il metodo di quel dato autore o la genesi della data opera. Nel caso di Gipi un aspetto del genere rischia di risultare parziale e anzi pericoloso per due motivi: primo, perché Gipi non è soltanto un fumettista; secondo, perché il suo metodo operativo si presta poco ad un simile approccio critico. Proviamo a definire Gipi un artista nel senso più generico del termine, ovvero come colui che si specializza in una moltitudine di campi raggiungendo sempre ottimi risultati. Una sua opera dovrebbe essere valutata in relazione a tutti quei campi (la fumettologia nella fattispecie, ma anche la cinematografia, la ritmica, la poesia…), perché l’opera è anzitutto frutto di un autore, non di una forma d’arte specifica. Eppure, il trattamento riservato dal Journal a Land of the Sons è ben lungi dal prendere in considerazione questa “derivazione autoriale”. Gli unici aspetti messi in luce da Price, ad eccezione dei pochi citati nell’introduzione, sembrano essere solo di natura diegetica: incomprensioni di trama, descrizioni erronee di certi personaggi, incongruenze temporali… tutte ben poco condivisibili fra l’altro.

E qui si apre un’ulteriore riflessione: quanto è davvero graphic il romanzo a fumetti? In quale misura viene considerata la controparte di design, di lettering, di stile di disegno, di comunicazione attraverso il disegno, ma anche di impiego della tecnologia, di rilevanza cartotecnica, d’impaginazione e chi più ne ha più ne metta? In America sicuramente mai abbastanza. In Italia la situazione sta attraversando un nuovo umanesimo: con l’abolizione delle barriere internazionali e l’aumento della concorrenza, si fa a gara, spesso letteralmente, per confezionare il prodotto più idoneo a lettore e circostanza. Sempre restando al caso specifico, fa piacere notare che l’edizione Fantagraphics di Land of the Sons abbia recuperato il setting di quella nostrana, semplice, essenziale e diretto. Ma è comunque troppo poco se ancora lo stimolo iniziale non arriva dall’agone critico, che negli Stati Uniti avrebbe persino un potere maggiore rispetto a tante altre realtà. Non sono un assiduo lettore del Journal e, probabilmente a torto, ho il timore che alla base di questa recensione negativa vi sia il pregiudizio nei confronti di Gipi stesso. Quelle che andrò ad argomentare nel secondo punto sono da prendersi dunque come motivazioni viziate da una mia ignoranza di fondo. E in quanto tali ancor più soggettive delle altre.

2) Sulla professionalità: quanto conta e quanto deve incidere in una recensione

Nelle righe finali si accende il giudizio negativo di Price: di Land of the Sons rimangono solo gli stimoli che Gipi avrebbe sperato di comunicare, ma che nella realtà dei fatti, nella loro alchimia, risultano confusi e impossibili da discernere. Ma i temi principali del romanzo (la comunicazione e l’influenza del contesto sociale) non erano da ricondurre a due nature opposte. Tutt’altro, uno dei fattori che voleva mettere in risalto Gipi era lo stretto rapporto di consequenzialità che intercorre -mai come oggi nel mondo del web- fra contesto e rapporti inter/intrapersonali. Un paragone che andava letto verticalmente, consci del fatto che il racconto nella sua circolarità non avrebbe mai portato a una contraddizione di sé, quanto più dei protagonisti (e quindi a una “maturazione”). Se prendiamo in mano la Terra dei Figli ciò che subito salta all’occhio sono le pagine dense di silenzi, tavole mute, piccoli idilli grafici di tragedia il più delle volte staticizzata dal nervosismo di Gipi. E quelli del Journal hanno da ridire anche su questo, rivendicando una certa “assenza” di pensiero che si maschera da “incompatibilità” di pensiero.

Immagine correlata

La percezione di questa copertura, a detta di Price orchestrata involontariamente, mi consente di maturare un’ultima domanda di carattere più variegato, e cioè: per quale motivo molti recensori americani (e sottolineo “americani”) tendono a conferire un valore aggiunto alla strutturazione del lavoro? Al di là del caso specifico, discutibile o meno, questa tendenza è tipica di svariate testate statunitensi e la maggior parte delle volte si riversa contro fumettisti di affermato talento popolare. Perché? Non abbiamo appena finito di dire che un’opera è figlia di un autore, che in quanto padre titolare può strutturarne il percorso di crescita come più gli aggrada?

O forse, provo a mettermi nei panni di chi giudica oltreoceano, è una prerogativa genetica, una sorta di condotta classica tramandata sin dagli archetipi che con il tempo è diventata parte integrante non solo del giudicato ma anche del giudicante. Con Gipi poi sfociamo nel tipico caso di fumettista da autobiografia (non che Gipi lo sia davvero, ma è per capirci), motivo per cui trovo sempre più gratuita una critica del genere. E ben vengano le critiche al Pacinotti in senso assoluto, per carità, che il fumettista perfetto (così come il fumetto perfetto) non esiste. A un patto però: che si esprimano sempre in relazione a un’opera e a tutto ciò che le orbita attorno, risvolto grafico in primis. Fatta eccezione, naturalmente, che per il suo percorso di crescita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...